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Il Cloroformio della satira

di SKA su Satira il 27 gennaio 2010, 20:08

Forse è per questo che le battute dette da Barbareschi non facevano ridere.

(da Il Fatto Quotidiano del 27-01. Pag 17)

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Falce e Martelletto

di SKA su Satira il 25 gennaio 2010, 17:58

Scaricabile 26 Scritto per lo Speciale Scaricabile 26 che coglie l’occasione per tingersi di tinte ultra-reazionarie e conservatrici. Come piace a voi. Disclaimer: il contesto è importante.

FALCE E MARTELLETTO

Così il Partito dei Giudici provò a conquistare il potere scagliandosi contro la Sovranità Popolare

La storia del Partito dei Giudici italiano ha inizio molti anni indietro da oggi e di cui non si ha più memoria certa. C’è chi dice che gli adepti del Partito fossero sempre esistiti, ma che si nascondessero in luoghi oscuri all’interno di chiese medievali, altri che dicono di averli visti scappare tra le montagne vestiti solo con toga e berretto. Prove documentali dimostrano però che in realtà vi fu la nascita di una vera e propria Carboneria durante la metà degli anni ‘60 e che poi si trascinò per un periodo estremamente ampio e tortuoso sino ai giorni attuali.

Il Partito dei Giudici ebbe molta visibilità dopo aver messo in atto il cosiddetto Golpe di Mani Pulite e che come risultato ha obbligato il Presidente Bettino Craxi a scappare dall’amata Italia ed avvalersi dello status di rifugiato politico in Tunisia – sancito dalla Convenzione di Ginevra nel 1951 – che di fattolo salvò temporaneamente da quell’attaco di durezza senza eguali.

Ai giorni attuali qualche residuo golpista di quei giudici – ed i loro vassalli armati – vorrebbero che quella Convenzione sia modificata nel nome di quel valore alto e, diciamocelo francamente, un po’ fumoso che sarebbe la Giustizia. Un concetto di Giustizia Sommaria e ad orologeria che un paese come il nostro, così poco avvezzo alla Democrazia, non può accettare.

L’idea politica del Socialismo Italiano era basata su tangenti e finanziamento illecito ai partiti. Si vuol forse far passare il principio per il quale è giusto che un cittadino debba scappare a gambe levate dal suo paese per aver espresso, con idee e fatti, le sue legittime opinioni politiche?

Nel mezzo di questa battaglia lo Stato Italiano ebbe modo di praticare la propria offensiva militare contro alcuni Guerriglieri del Giustizialismo come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, colpiti grazie al prezioso supporto di associazioni di volontari para-statali fortemente collegati alla Politica e che si occuparono materialmente delle imboscate contro i due nemici dello Stato. Fu una boccata d’ossigeno per la Politica nostrana.

L’uso militare della Giustizia da parte del Partito dei Giudici che ha sottoposto e sottopone lo Stato Italiano ad un vero e proprio stato d’assedio ha portato a dovute e doverose conseguenze: la politica deve difendersi. Bisogna scendere in piazza e difendere il diritto legittimo della politica e dei politici all’appropriazione indebita, al finanziamento illecito, alla corruzione, alla concussione e – vivaddìo – anche al concorso esterno. Perché è questo che fa un paese civile! Guardate ai nostri amici Russi, Bielorussi, Libici e Cinesi, direste forse che sono paesi incivili? E’ a quelle democratiche dittature che dobbiamo aspirare se non vogliamo che a comandare questo paese siano i processi, le manette e le toghe di rosso insanguinate.

Quello che i libri di storia ricorderanno come il Golpe di Mani Pulite è destinato a rimanere lì, nella storia, come una foto ricordo. Magari evitando di calcare troppo la mano sugli avvenimenti realmente accaduti, ma concentrandosi su come la Storia, questa nube mostruosa che trasportiamo come fardello sulle spalle, dovrebbe invece essere. Una Storia scritta dall’orgogliosa Resistenza di chi diceva No, di chi quelle Mani proprio non voleva averle Pulite – ed effettivamente così era – e che considerava la sottrazione indebita del denaro pubblico un sommo atto Rivoluzionario. Hasta la Mazzetta Siempre.

Una Resistenza Partigiana dedita allo schierarsi e scontrarsi contro il potere costituito dei neo-manichei-giacobini che non sanno risolvere le dispute della Legge e degli Uomini se non con i processi ed impugnando tenacemente le proprie Falci e Martelletti.

Una bella Storia Italiana che abbia finalmente il suo sperato lieto fine. Una Storia in cui il Popolo grazie alla Politica e la Politica grazie alla Politica riesca a riscriverne i fondamenti e riesca a limitarne gli scenari più cupi e minacciosi provenienti da quelle frange estreme che ha intenzione di pacificarsi con essa. Una Storia in cui non cambi niente ed in cui tutto rimanga esattamente così com’è. Con la Politica al di sopra della legge, i Giudici al di sotto della Politica ed il Popolo a farsi i cazzi propri.

Perché si sa, la Storia la scrivono i vincitori.

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X MAS with the yours

di SKA su Satira il 24 dicembre 2009, 17:07

x-mas-rsi

Happy X MAS. War is over?

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Un’Italica Icona Pop

di SKA su Satira il 22 dicembre 2009, 17:05

Scaricabile 25Scritto per ScaricaBile 25 con ideazione della copertina, poi magistralmente elaborata da STE. Andatevi a leggere tutto all’interno del numero, grosse sorprese.

Cos’hanno in comune Michael Jackson, Mr T dell’A-Team, Che Guevara, UAN di Bim Bum Bam e Berlusconi? E’ la storia iconografica che li ha eretti a simboli pop-rivoluzionari a cavallo di due secoli e destinati a rimanere fari che illuminano le speranze di intere generazioni della storia contemporanea.

La mostra mercato qui da noi esposta vuole rendere omaggio ad un’icona Italiana di cui la propria Patria potrà andare fiera in ambito mondiale per i secoli dei secoli.

L’esposizione analizza, fra sacro e profano, lo sfruttamento dell’immagine più famosa del Presidente Berlusconi: la foto, appunto, scattata da un anonimo fotografo nel 2009 durante l’oramai celebre “Battaglia di Piazza Duomo” in cui il nostro eroe uscì ferito, ma indomito, e ribattezzata immediatamente “Il Combattente Eroico”. Dalla prima apparizione dell’immagine, avvenuta il 14 Dicembre del 2009 su tutti i media televisivi nazionali ed internazionali divenne rapidamente un’effige popolare per tutti i veri Patrioti, esposta sulle maggiori riviste, sui muri, sui cavalcavia fino ad arrivare ai giorni nostri. Un’immagine sensuale che ricorda James Dean o Marilyn Monroe accostata alla durezza combattiva di un Rocky, un Rambo o Steven Seagal.

Immagini corrucciate e dolorose, ma al tempo stesso fiere e lungimiranti. Sono immagini di un novello ed italico Combattente Eroico su scala internazionale. Come Tom Morello dei Rage Against The Machine o Diego Armando Maradona si accompagnano della propria personale immagine di Che Guevara anche gli artisti della penisola, d’ora in poi, potranno fregiarsi di un’icona pop tutta italiana. Potremmo vedere Povia, gli Zero Assoluto o Demo Morselli sbandierarlo fieramente sui propri strumenti.

Ma c’è dell’altro. Solo il volto di Gesù Cristo è stata riprodotta più di quella di Berlusconi.

Interessante è scoprire passeggiando all’interno della mostra la vena kitsch dello sfruttamento dell’immagine di Berlusconi: sciarpe, calze, orologi, portafogli, portachiavi, spille e tavolette del cesso riempiono una teca vetrata, al centro di tutto si mostra in tutta la sua sensualità una cannottierina fashion interamente ricoperta dal volto del “Combattente Eroico”.

Sono oggetti che nel corso degli ultimi 40 anni sono stati venduti sulle bancarelle dei mercatini di tutto il mondo. Non è finita qui. L’immagine nella sua laica sacralità entra a far parte di bottiglie di birra, pacchetti di sigarette, pupazzetti per finire addirittura stampato sulle confezioni cartacee di un noto gelato: è vero sembra proprio di essere all’interno di una di quelle fiere di paese che vendono di tutto e di più.

Di se stesso Silvio Berlusconi diceva: “Sono come Cristo, nobile e filantropo…Sono tutto quello che potreste aspettarvi da un Cristo dei giorni nostri. Per le cose in cui credo lotto con tutte le armi di cui dispongo. Ma sono anche meglio: non mi farò mettere su una croce”, già prefigurando, ed anzi auspicando, che la sua figura sarebbe stata venerata da milioni di persone e addirittura paragonata ad un famoso dipinto: Il Cristo del Mantegna.

Ma i paragoni con Che Guevara e Cristo non sono sicuramente inappropriati.

Dal Vangelo secondo Giovanni, Gesù disse:
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. (15, 13) ”

Che Guevara in un’intervista disse:
“Al rischio di sembrare ridicolo, lasciatemi dire che il vero rivoluzionario è guidato da un grande sentimento d’amore. ”

Silvio Berlusconi, ancora dolorante nel suo letto d’ospedale, disse:
“Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.

E’ così che scopriamo che è l’Amore ad accomunare tre delle icone più importanti della Storia umana.

Anche oggi che è oggetto di caricature e parodie, l’immagine di Berlusconi è al tempo stesso utilizzata come grido di protesta politica da parte dei movimenti più disparati, che si battono per la cancellazione dei processi, contro la magistratura ed i giudici, per la repressione dei diritti agli omosessuali ed agli extracomunitari.

Ha detto dell’immagine di Berlusconi il poeta italiano Sandro Bondi: “L’immagine di Berlusconi può anche essere messa da parte, comprata e venduta o deificata, ma è in grado di recuperare il suo significato originale in ogni momento e, così, continua a rappresentare una parte del sistema universale della lotta reazionaria”.

Jean Paul Sartre, in una citazione non riconosciuta, disse: “Berlusconi fu l’uomo più completo del suo tempo; è stato il combattente, il teorico che ha saputo trarre dalla battaglia, dalla sua stessa lotta ed esperienza la teoria per continuare a lottare. La sua storia e quella del mondo sono andate di pari passo”.

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Sbatti il Guzzardi in prima pagina

di SKA su ControInformazione il 25 novembre 2009, 20:47

Il 18 Novembre scorso una commovente cronaca de Il Giornale annunciava che le Nuove Brigate Rosse sono tornate, ancora più cattive che mai e con un obiettivo ben preciso: Francesco Guzzardi. Quella “Mano incerta” quella “sintassi e punteggiatura ancora più zoppicanti.” fanno tremare le gambe a tutta la redazione, un’incolta cellula rossa nascosta tra i boschi della Val Bisagno sta tramando di colpire al cuore della democrazia italiana che si riflette nella testa pelata di Guzzardi:

Non abbiamo ancora deciso se spaccare prima il culo al vostro servo Guzzardi l’infame della Valbisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete

“Delirante”, scrivono. Ed è vero. Un messaggio senza capo ne coda con tanto di stella rossa al seguito. Ma Guzzardi è uomo vero e tutto d’un pezzo:

Se chi ha scritto questo messaggio intendeva intimorirmi o addirittura costringermi a tacere sui fatti che avvengono da tempo nel Municipio Val Bisagno, è bene che se lo tolga subito dalla testa.

Il Bravo Guzzardi usa le armi della diplomazia e della rigida pacatezza per non darla vinta a quegli insultatori rossi che vogliono avvelenare il clima politico ed informativo. Dopo la tempestiva denuncia alla Digos che “arriva in un baleno” iniziano le indagini e contemporaneamente parte una lunga campagna di solidarietà nei confronti del povero Guzzardi con una “mobilitazione dei lettori” lunga pagine e pagine, tra cui anche il presidente del Municipio Valbisagno:

Ti giunga la mia più sincera solidarietà, sono solo vigliacchi coloro che si nascondono nell’oscurità. Solidarietà anche al tuo giornale.

Mi domando dove siano i presunti «paladini» della libertà di stampa, quelli che pensano che essa sia limitata solo se fa loro comodo.

Mario scrive:

Credo che il fatto grave meriti una grande attenzione da parte degli inquirenti perché chi l’ha fatto… non può che essere una persona che frequenta abitualmente le riunioni del Municipio della Val Bisagno;

Fuochino. Il Giornale si scandalizza perché partecipano alla mobilitazione nazionale soltanto i giornalisti romani con una nota ufficiale. Viene scomodato l’intero Ordine dei Giornalisti che si spertica a parlare di “un ennesimo atto intimidatorio rivolto a colleghi che adempiono puntualmente al loro lavoro al servizio del cittadino assolvendo al dovere costituzionale loro imposto di informare i lettori.. D’altronde è evidente che Quelle minacce siano i sintomi gravi di una politica malata.

E quindi anche la politica è costretta a dire la propria. Sandro Biasotti, candidato presidente della Regione Liguria ed il sindaco Marta Vincenzi si stracciano le vesti per esprimere solidarietà

Tutta questa commossa solidarietà e poi cosa succede?
Il volantino rosso con la stella a cinque punte se lo è scritto ed inviato da solo. E’ stato denunciato dalla Digos per simulazione di reato e procurato allarme grazie ad una banale prova calligrafica. Hero.

Dopo tutta la mobilitazione dei propri lettori, Il Giornale, cosa dice per spiegare la vicenda? Niente. Appunto.

Vai così Guzzardi, sei tutti noi.
Se non trovi un brigatista, crealo.

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Noi avevamo quello pendente

di SKA su La dimanche des crabes il 5 novembre 2009, 21:35

Quando eravamo al liceo il nostro Gesù voleva suicidarsi.

In questi giorni in cui si sente parlare ancora di crocifissi e feticci religiosi utili alla devozione incondizionata – è pleonastico, lo so – mi è tornato in mente un periodo del liceo classico-linguistico in cui difendevamo a spada tratta quel pezzetto di legno e plastica appeso al muro.

Non era una questione religiosa, tanto meno etica o che fosse in difesa di quella che adesso viene ostentata come “cultura” o “tradizione”. O meglio sì. Era un modo un po’ cazzone per preservare intatta la cultura e la nostra personale eco-storia creatasi all’interno delle quattro mura di un’aula fatiscente di liceo.

Ci tiravamo gli astucci. Quando sei al liceo non c’è un motivo preciso per cui si fa qualcosa, la fai e basta. Noi ci tiravamo gli astucci e spesso volavano dalla finestra, com’è ovvio. Ho fatto interi quadrimestri con matite a metà, penne a metà, evidenziatori a metà ed astucci logori. Ma non importava – non a me perlomeno – l’importante era lì, in quel momento. Successe che un lancio mal calibrato finì sul corpo già torturato del nostro Cristo in croce. Cadde e si ruppe. Nella nostra ingenua sensibilità adolescenziale decidemmo di raccoglierlo, aggiustarlo e rimetterlo lì dove stava. Niente doveva cambiare. In quegli anni ci si aggrappa a tutte quelle poche sicurezze che si hanno attorno.

Mancava un pezzo. Il gancio di supporto posteriore a quello strumento di tortura in scala ridotta era ormai irrecuperabile ed allora, pur di mantenere intanto il nostro feticcio personale, decidemmo di appoggiarlo anziché appenderlo. Appoggiare una mini-croce con Cristo annesso su un gancio ad “L” portò a quello che ribattezzammo il Cristo Pendente. Se ne stava appoggiato lì sulla parete, su quel gancio ad “L”, con una pendenza di circa 30° in avanti. Con la faccia guardava il pavimento. Non più innanzi a sé con la spavalderia con cui di solito viene raffigurato Gesù. Guardava a terra, pendendo.

Era brutto abbastanza brutto a vedersi in verità. Ma anche buffo. Ed era il nostro feticcio personale. Tutta questa serie di motivazioni erano più forti di qualsiasi altra, per cui rimase. Era lì, faceva parte dell’arredamento, del nostro piccolo mondo sicuro e quel che contava più di tutti era preservarlo il più possibile.

E vi rimase intatto ed impassibile per lungo tempo finché non arrivò Madame Beau-qualcosa – insegnante di francese – con la sua arroganza nazi-laica a toglierlo senza alcun barlume di rispetto. Né per noi né per lui. Io mi alzavo e lo rimettevo al suo posto. Lei lo toglieva, io lo rimettevo. Lei lo gettava nell’armadio, io lo rimettevo. Arrivò anche a lanciarlo fuori dal corridoio, credo per stizza, ed io senza mai addurre nessuna motivazione lo rimettevo al suo posto. Parafrasando Bill Hicks dissi a Madame Beau-qualcosa che se fossimo stati in Francia al posto della croce avremmo potuto appendere una ghigliottina.

Madame Beau-qualcosa rivendicava il diritto alla laicità in una struttura pubblica. Noi rivendicavamo il diritto a preservare la posizione di un oggetto che era parte integrante della nostra micro-cultura. Ci difendevamo dall’arroganza autoritaria impostaci, più che qualche sacra tradizione o ancora peggio le nostre radici cristiane. Molti di noi non credevano in Dio, altri sì, la maggior parte non credeva in niente. Ma non permettevamo a nessuno di imporci cosa tenere o non tenere appeso a casa nostra.

Se ce l’avesse chiesto con cortesia, spiegandoci il suo differente punto di vista, l’avremmo tolto il crocifisso.
Ed avremmo capito perché non avrebbe dovuto starci, su quella parete.

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I Diari del Cilicio

di SKA su Satira il 19 ottobre 2009, 15:12

Scaricabile 22Scritto per ScaricaBile 22 con vignetta di STE

Caro diario,
seduta sul mio letto di lana di vetro provo a scriverti con quanto sgomento e dolore io ricordi gli episodi di queste ultime settimane che in qualche modo mi hanno vista protagonista sui mezzi di comunicazione italiani.

Sto provando a liberarmi da questo fardello cercando di condividere per quanto mi è possibile le sofferenze patite da Cristo nostro Signore, mortifico me stessa per superare la mortificazione dettata dagli altri. Ma questa faccenda della sessione parlamentare sull’introduzione dell’aggravante di omofobia nel codice penale è veramente ridicola, e mi fa soffrire.
Magari sarà anche per le frustate ed il doppio cilicio, però soffro. Anche spesso.

Fortunatamente quello scempio legislativo presentato dalla Concia poi non è passato, ma abbiamo rischiato grosso. Pensa, si voleva introdurre per iscritto che pestare un gay fosse più grave che pestare uno che non fa della sodomia e della devianza una ragione di vita. Siamo all’assurdo: la discriminazione dei normali in favore degli intrinsecamente disordinati. Mi piacerebbe ricordare a questi nobili liberali senza Dio che l’omosessualità fino a qualche anno fa era classificata come patologia, poi i poteri forti comandati dai froci sono riusciti a sovvertire questa realtà oggettiva.
Dico io, non bastava trovare un vaccino?

Dai diari del cilicioE’ evidente inoltre la grave limitazione della libertà di espressione di alcuni di noi. Credo sia una forma di discriminazione bella e buona contro determinate persone che esprimono valutazioni morali nella sfera della sessualità: non avrei potuto più dire, ad esempio, che tendenze omosessuali fortemente radicate portino direttamente alla pedofilia. Per dire.

Ecco caro diario, in tutto questo mi sembra ovvia quanto evidente la minaccia alla libertà di magistero della Chiesa, da sempre impegnata nella riaffermazione di una visione antropologica dell’uomo conforme al disegno del Creatore: l’uomo sopra, la donna sotto e i froci all’inferno.

E’ un po’ come con il colore della pelle. Fino a qualche tempo fa tutti a sventolare de Gobineau per dimostrare che – cosa innegabilmente vera – noi bianchi siamo superiori, ora invece sembra essere diventata una moda, questa di essere negri. Una volta significava essere schiavi ed inferiori, ora la lobby dei negri è riuscita a far dimenticare anche questa realtà oggettiva, è inconcepibile. Se vanno tutti nelle posizioni di potere poi chi ci mandiamo a giocare a basket?

Sia chiaro comunque, non sono contraria alle persone omosessuali, ho simpatia per loro. Non sporcano, non fanno la pipì in giro e se gli lanci una palla te la riportano. Ah, e sono anche degli ottimi presentatori tv.
Se si passa sopra ai loro incontrollabili istinti sessuali magari riesci anche a farti arredare casa.

Poi, veramente, non vedo perché si debba parlare tanto di discriminazioni. Io ad esempio non ne faccio: trans e omosessuali andrebbero presi a calci nel culo nella stessa maniera.
La discriminazione sessuale ha una sua radice storica e culturale ben piantata nel substrato cattolico ed europeo e quindi mi chiedo: chi siamo noi per sentirci al di sopra della storia e della cultura? Chi siamo noi per schierarci contro le sacre scritture? E se da domani qualcuno ci dicesse che pulirsi il culo dopo aver cagato non è più necessario, noi lo faremmo?

Ora però non vorrei che qualcuno mi attaccasse sul campo delle violenze ed i pestaggi. E’ chiaro che io sono contro la violenza in genere, anche quella che si sta facendo alla mia persona. Però se un gay decidesse di punire se stesso attraverso la mortificazione corporea, chi siamo noi per vietarglielo? Come diceva un mio amico dell’Opus Dei, “l’unico omosessuale buono è l’omosessuale flagellato”. Magari potrebbe diventare un’esperienza sessualmente appagante.
Per me lo è.

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The dictatorships of our day

di SKA su Notizie Commentate il 12 ottobre 2009, 18:37

Le dittature dei nostri giorni si presentano in forme diverse, e quella dominante è un capitalismo di stato o un’oligarchia in cui il capo controlla la cosa pubblica e le sinecure che ne derivano. Non si può parlare di dittature in senso stretto. I capi tollerano le elezioni a patto che i risultati possano essere manipolati e permettono le critiche, basta che non raggiungano le masse.

E non stiamo parlando della Russia di Putin o del Venezuela di Chavez.
Ma dell’Italia di Berlusconi.

Nick Cohen, from The Observer

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